Il 12 settembre a Imperia l’assemblea pubblica La scuola (non va) alla guerra organizzata dal Comitato No Riarmo imperiese ha visto la presenza di circa 80 cittadine/i, docenti, studentesse e studenti confluiti in un’ampia sala del monastero delle Clarisse di Porto Maurizio.
Dopo una introduzione a cura del Comitato sull’urgenza di interrogarci sulla tendenza bellicista nello spazio sociale, politico e culturale odierno, il fenomeno della militarizzazione delle scuole è stato illustrato nei suoi diversi aspetti da Maria Teresa Silvestrini (Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università) e da Michelangelo Benza (USB Scuola Imperia).
Molta impressione hanno suscitato nel pubblico le immagini della militarizzazione tratte dalla Fotogallery dell’Osservatorio https://osservatorionomilscuola.com/galleria-scuole-militarizzate/, in una sorta di rassegna a cura del Comitato stesso. Le fotografie mostrano infatti molto bene l’intento di normalizzazione della guerra attraverso l’abitudine e la assuefazione alla presenza della divisa e delle armi, che coinvolge sia i più piccoli sia studenti delle superiori con le loro famiglie, attraverso molteplici eventi, iniziative, commemorazioni, organizzati anche come momenti ludici e di festa (Villaggi dell’esercito, Magic Land, visite a caserme, ecc.).
È stato fatto notare che la tecnica psicologica usata è molto elementare e nota: si tratta di un condizionamento di tipo comportamentista, teoria elaborata all’inizio del Novecento dallo psicologo statunitense John Watson, basato sulla ripetuta associazione di stimoli, molto usata nella pubblicità e dai social. Infatti, più si è esposti a uno stimolo in associazione con un altro stimolo, più si interiorizzerà emotivamente la associazione stessa.
Dunque, più la divisa, la pistola, il fucile, il carroarmato, sono proposti e vissuti come momenti e strumenti di gioco e divertimento, più le emozioni nei loro confronti saranno amichevoli e positive.
Altrettanta impressione ha suscitato il fatto che la propaganda per costruire consenso alla guerra ibrida ormai dichiarata sia costruita attraverso un articolato Programma di comunicazione della Difesa, con una vera e propria strategia di marketing. Nel 2025, ad esempio, il Programma prevedeva la “acquisizione di una semantica” condivisa intorno alla parola “Difesa” (https://www.difesa.it/assets/allegati/3706/pc_md_2025.pdf), mentre nel 2026 la comunicazione della Difesa è stata presentata come “architettura cognitiva di resilienza nazionale. Un dome informativo che accompagna il Paese nella comprensione della minaccia e nella fiducia per la propria protezione” (clicca qui).
Particolare apprezzamento è stato mostrato dal pubblico quando è stato detto che queste forme di militarizzazione possono essere interpretate come processi di israelizzazione, in quanto ogni cittadina e cittadino dovrebbero essere coinvolti e supportivi nei confronti delle Forze Armate e della difesa.
Si è poi trattato di aspetti specifici come il reclutamento, attraverso l’orientamento e la Formazione Scuola Lavoro presso aziende belliche e basi militari, e il disciplinamento, attraverso l’ampliamento dell’offerta formativa in tema di bullismo, cyberbullismo, educazione alla legalità, violenza contro le donne, persino educazione alimentare, trattati in chiave punitiva quando invece, come abbiamo insistentemente ripetuto, su tali fenomeni dovrebbero intervenire esperte/i, educatrici ed educatori, psicologi.
L’ultimo aspetto importante e recente è la presenza di aziende belliche nelle scuole, come nel caso di Leonardo, che a Roma interviene in almeno 19 istituti oltre a governare direttamente il liceo Matteucci (clicca qui).
È stato anche sottolineato come l’enfasi patriottica e nazionalista, e dunque bellicista, stia subdolamente penetrando nei programmi e nei libri di testo attraverso le nuove Indicazioni nazionali, esplicitamente improntate al suprematismo occidentale e “cristiano”.
Si è infine parlato di alcuni antidoti che insegnanti, studenti e famiglie possono adottare singolarmente e collettivamente per far valere i principi costituzionali e della legislazione internazionale di ripudio delle guerre, del genocidio in Palestina e di libertà di insegnamento: continuare a praticare una didattica critica, come nelle proposte di mozione e attività per il primo giorno di scuola, presentare mozioni e dichiarazioni nelle scuole, come illustrato nel Vademecum dell’Osservatorio, formarsi collettivamente, praticare l’obiezione totale e collettiva, come nel Manifesto dell’Osservatorio (https://osservatorionomilscuola.com/2026/04/23/manifesto-resistenza-militarizzazione-societa-reintroduzione-leva-ripudio-incondizionato-guerra/) (distribuito al pubblico), aderire alla petizione della Conoscenza non marcia (https://osservatorionomilscuola.com/2026/08/26/conoscenza-marcia-petizione-interruzione-divieto-collaborazione-scuola-universita-ricerca-filiera-militare-pubblica-e-privata/), che molti presenti hanno firmato.
Numerosi interventi dei partecipanti hanno ripreso e integrato le questioni discusse, sottolineando come la maggioranza della popolazione sia contraria alla guerra ormai dichiarata: noto è infatti il caso della giornalista Linda Maggiori che si è vista rispondere dalla Avvocatura dello Stato che i dati relativi al trasporto di armi dal porto di Ravenna non possono essere diffusi in quanto informazioni strategiche nel contesto di una guerra ibrida a pezzi (https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/08/29/avvocatura-stato-guerra-ibrida-ravenna-notizie/8490322/).
Peraltro il messaggio del Comitato No Riarmo di Imperia che accoglieva i partecipanti è stato molto esplicito e di forte impatto: su modellini cartonati di un missile, un aereo da guerra e un carro armato sono stati incollati cartelli che ne equiparano i costi a spese sociali. I 12 milioni di euro di un carro armato potrebbero retribuire circa 220 infermieri per un anno; i 100 milioni di euro per un aereo moderno da combattimento potrebbero finanziare per un anno 1800 infermieri e 10 asili nido; con 1,5 milioni di euro spesi per un missile da crociera si potrebbero acquistare circa 30 ambulanze attrezzate, oltre 300 defibrillatori pubblici e finanziare centinaia di borse di studio.
Ringraziamo dunque per l’impegno e la cura il Comitato No Riarmo di Imperia con cui auspichiamo di collaborare ancora in futuro.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e della società
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