Intervento di Maria Pastore dell’Osservatorio al NOG7 a Ostuni sulla militarizzazione delle scuole

In occasione delle iniziative organizzate dal Tavolo di coordinamento NOG7 in Puglia (clicca qui per la locandina), Maria Pastore ha partecipato per l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università alla seconda giornata con un intervento che riportiamo qui di seguito.

«Inizio con il descrivervi il fenomeno che denunciamo, e poi vorrei parlarvi del Vademecum scritto dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, un supporto tecnico, utile a contrastare le proposte di attività scolastiche a contatto con il mondo militare, che dobbiamo definire incostituzionali perché lo sono. 

Il quadro è preoccupante. Dalla scuola dell’infanzia (sì, dai bambini di 3 anni), alle scuole superiori e anche poi alle università, per ciascun grado, con modi e forme diverse, possiamo parlare di militarizzazione delle scuole. Gli uffici scolastici regionali sanno e dispongono, così come le figure politiche istituzionali, quali sindaci, assessori, parlamentari, sanno. Si può parlare di una militarizzazione abbracciata dalle istituzioni della Repubblica. Intendo dire che, chi in queste attività denuncia qualcosa di aberrante e sbagliato, è possibile che non trovi nessuno a dargli ragione.

Nelle scuole, con le Forze Armate vengono organizzate giornate commemorative della storia militare, patriottiche, e valori quali la forza, il sacrificio, l’onor di patria, l’associazione lessicale di vincere/perdere le guerre. Mentre a scuola si dovrebbe ricordare prima di tutto che dire guerra è dire morti, sofferenza immane, distruzione materiale e psicologica, traumi che non si saneranno mai.

Si portano le classi a deporre corone su monumenti ai caduti, si fanno visite a caserme per il rito dell’alzabandiera con canto dell’inno nazionale. I bambini, nelle caserme, il rito dell’alzabandiera. Ci portano le classi, escono da scuola per fare questo. Oppure sono le FFAA e le FdO che entrano a scuola, e fanno lezione. Nelle ore e nei luoghi deputati all’istruzione pubblica, invece che costruire spirito critico e democratico, si organizzano lezioni sulla legalità tenute da Carabinieri o dalla Polizia, lezioni sulla parità di genere (Lia Caprera, oggi ci dirà del patriarcato e la guerra è l’emblema del potere patriarcale). La Polizia Postale fa lezioni di cyber-bullismo. La Polizia Stradale porta nelle scuole il codice della strada; l’Aeronautica e la Marina fanno lezioni sull’ambiente.

Nelle scuole superiori ci preoccupano i PCTO – Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento. Sono ore obbligatorie di tirocinio per avvicinare al mercato del lavoro, e può capitare di venire assegnati a strutture militari e/o industrie belliche. Sappiamo quale sia la condizione del mercato del lavoro e della regolarizzazione del lavoro in Italia: alta percentuale di lavoro nero, disoccupati e cassaintegrati, la scorrettezza dei licenziamenti fatti via mail…  Una precarietà diffusa, sicuramente percepita dalle ragazze e dai ragazzi. Possiamo ipotizzare che questa precarietà diventi un buon motivo per arruolarsi nelle professioni militari.

Forse non sapete che il nuovo bisogno di soldati tocca anche l’Italia. Guardando gli atti di alcune consultazioni parlamentari recenti, è detto chiaramente, con preoccupazione anche, che negli ultimi anni si sta riscontrando un progressivo invecchiamento del personale graduato e difficoltà nel ricambio generazionale attraverso il reclutamento. Nel 2017 ben il 59% di chi aveva superato la prima parte del concorso non si è presentato alle selezioni della seconda fase. Altro dato significativo, il 70% dei candidati è originario del sud Italia.

Nel giorno della festa della mamma 2023, al raduno nazionale degli Alpini a Udine, Meloni, La Russa e Crosetto hanno fatto riferimento a una possibile “mini naja italiana” collegata a crediti scolastici e a facilitazioni nel mondo del lavoro. Stando a quanto riportavano alcune testate online, intorno a questo 20 maggio, Salvini ha depositato una proposta di legge sulla leva civile e militare obbligatoria, a quanto pare si potrebbe scegliere tra le due, civile o militare, ma sarebbe obbligatoria, di 6 mesi, per giovani che hanno tra i 18 e i 26 anni, donne comprese. Per non parlare di quella proposta di arruolamento volontario che contratterebbe il diritto alla cittadinanza italiana con il servizio militare. Integrazione per naturalizzazione, cioè le persone razzializzate in Italia, in virtù del servizio militare svolto, avrebbero in premio lo status giuridico di cittadini italiani. Quello che sappiamo è che in Italia il servizio di leva obbligatorio è stato solo sospeso, che le FFAA hanno bisogno di nuove leve, più volte negli ultimi anni nell’agone politico si è accennato a una mini-naja, e che molti usano “il servizio militare che fu” come un periodo nel quale si diventava adulti.

Torno ai PCTO. Vorrei rimarcare un aspetto: è accaduto che nelle ore di PCTO negli ambienti di lavoro siano morti dei ragazzi. Ai ragazzi morti dobbiamo aggiungere gli infortunati dei quali neppure si dà notizia. I luoghi di lavoro in Italia sono spesso non a norma, pericolosi anche per chi ha esperienza, non ci sembra il caso di mandarci gli/le studenti. A marzo 2023 due militari dell’Aeronautica militare del 60° stormo di Guidonia, hanno purtroppo perso la vita per lo scontro dei velivoli leggeri con i quali si stavano esercitando. Antonio Mazzeo, che ascolterete oggi, rese noto un dettaglio agghiacciante sulla vicenda che nessun altro giornalista ha messo in rilievo. Mazzeo ci è arrivato per il tipo di ricerca che fa ed è un dettaglio importante! Questo reparto, il 60° stormo di Guidonia viene utilizzato da anni per un progetto nazionale sottoscritto dal Ministero dell’Istruzione e l’Aeronautica Militare. Cioè, gli stessi velivoli, lo stesso reparto era stato impegnato meno di una settimana prima in un progetto che ha in 15 giorni, visto 160 studenti delle scuole superiori di Forlì fare attività, e i più meritevoli venivano premiati con un volo a bordo degli aerei della tragedia.

Di questo stiamo parlando, del sovvertimento di ciò che dovrebbe essere e fare la scuola. Ma come è potuto succedere?

La scuola è ormai dentro un processo di aziendalizzazione: si pone come luogo di incontro della domanda e dell’offerta di lavoro; è assorbita nella logica di azienda. E le FFAA sono diventate professionali, pertanto si propongono come un lavoro per le giovani generazioni. La scuola diventa bacino privilegiato da cui attingere. Sono ormai strutturali anche i protocolli di intesa tra Ministero dell’Istruzione e Ministero della Difesa, sappiamo di quello firmato nel 2014, e di una circolare del Ministero dell’Istruzione dove si elencavano i percorsi progettuali da affidare alle forze armate.

Nel 2017 sono stati firmati i protocolli che hanno portato ai PCTO, intesa siglata dal Ministero dell’Istruzione, Ministero della Difesa e Ministero del Lavoro. L’anno scorso, Crosetto, ha inaugurato il Comitato per lo sviluppo e la valorizzazione della cultura della Difesa. Non ci stiamo inventando niente. Non stiamo esagerando la portata del fenomeno. È in atto una consistente militarizzazione della cultura, della società e delle scuole. Le scuole dovrebbero essere luoghi sicuri dove crescere. È un errore portare bambini e adolescenti a contatto con il mondo militare che è un mondo di potere polarizzato, infestato di pericoli e di morte, dove la libertà di pensiero e di espressione è schiacciata. È incostituzionale. Le scuole dovrebbero essere il luogo dove si immagina e si insegnano il disarmo e la nonviolenza.

I negoziati e gli incontri diplomatici devono diventare l’unica soluzione praticabile per salvare vite e territori. La scuola, a questo deve preparare al dialogo, alla ricomposizione dei conflitti, non allo scontro a somma zero, dove c’è chi perde o addirittura muore. Non è utopistico come certi dicono. Anche noi, qui, oggi, stiamo facendo la nostra parte. Folle di persone più o meno anonime si impegnano ogni giorno per la pace. Gli unici grandi assenti sono i governi e chi manovra l’economia di larga scala.

Per saperne di più sull’Osservatorio vi invito a visitare il nostro sito web o i nostri social dove ogni giorno pubblichiamo qualcosa. Il sito lo trovate facilmente, basta digitare per intero il nostro nome sui motori di ricerca e dovreste trovarlo tra i primi risultati. Vi invito a leggere i nostri dossier, sono due. L’Osservatorio ha solo due anni. Li trovate nella sezione del sito – Libri e Pubblicazioni – si possono scaricare gratuitamente. Trovate il secondo dossier in cima, è stato pubblicato da poco, e se scorrete la pagina troverete anche il primo, quello di un anno fa. Sicuramente c’è moltissimo sommerso, intendo, tantissime iniziative che passano quasi inosservate e di cui non si dà notizia. Per pubblicare le segnalazioni abbiamo bisogno di provare che l’evento sia in programma o ci sia già stato.

Come Osservatorio abbiamo scritto un Vademecum: un bel lavoro. Lo abbiamo scritto con il sostegno di legali sindacali. Con il vademecum intendiamo fornire a tutte le componenti della scuola gli strumenti formali e pratici che abbiamo a disposizione per contrastare la crescente presenza militare nelle scuole. Lo trovate sul nostro sito web, nella sezione – Archivio Mozioni e Documenti -. Potete scaricarlo e stampare i moduli che vi servono. Contiene alcuni modelli di mozioni da presentare nel collegio docenti, opzioni di minoranza, diffide ai dirigenti, che possono venire utilizzati anche da genitori e studenti.

Pensate, in coerenza con il nostro impegno, non appena pronto il modulo della diffida ai/alle Dirigenti Scolastici/che, l’Osservatorio l’ha inviata a tutte le scuole italiane. Una diffida dal coinvolgere gli/le studenti in attività in qualunque modo connesse con il mondo militare, compresi i PCTO. Un punto fermo per noi è la centralità degli organi collegiali e democratici della scuola (Collegio dei docenti, Consiglio d’Istituto, Consigli di classe) e il loro corretto funzionamento. Attraverso essi deve passare per intero il lavoro didattico, le attività, le iniziative e i progetti della programmazione scolastica e della cosiddetta offerta formativa.

Sono questi gli spazi e i momenti in cui è fondamentale intervenire per opporsi alla militarizzazione delle scuole, per decidere se vogliamo i militari a scuola oppure no, se vogliamo favorire una pedagogia della guerra oppure della pace. Diciamo esplicitamente che non c’è nulla di scontato, di ovvio e di naturale nella presenza dei militari nelle scuole, ma al contrario che si tratta di un fenomeno storico, reversibile, e che si debba agire di conseguenza. Grazie»

Maria Pastore – Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

Rispondi