Ha fatto scalpore l’assoluzione dei vertici militari che comandavano il Poligono sperimentale interforze del Salto di Quirra(NU), portati in tribunale con l’accusa di omissione dolosa e aggravata di cautele contro gli infortuni e i disastri ambientali che avevano provocato un picco di casi tumorali tra gli addetti alle forze armate a tra la popolazione sarda, oltre all’inquinamento irreversibile di numerose aree della costa. I vertici militari erano stati imputati per non aver interdetto le aree militari dove si svolgevano brillamenti e lanci di missili e per non aver dotato il personale delle necessarie protezioni individuali. La sentenza del Tribunale invece li assolve “perché non c’è prova idonea a dimostrare la sussistenza del fatto contestato”. Una sentenza che farà molto discutere anche alla luce di inchieste giornalistiche e televisive che documentano i danni ambientali e all’uomo provocati da decenni di esercitazioni militari.
Sulle motivazioni che spingono alla militarizzazione dei territori, riportiamo un efficace sintesi di Raul Zibechi a proposito della presenza militare nel continente latinoamericano:
Il noto pedagogista Henry Giroux ha appena scritto un saggio sul suo paese, gli Stati Uniti, nel quale analizza le crudeli politiche neoliberiste e l’odio per la democrazia a partire dagli anni Settanta: «Al centro delle sue pratiche statali autoritarie e criminali c’è “una guerra sistemica contro i lavoratori, i giovani, i neri e i migranti, sempre più definita dall’aumento della violenza di massa e da uno Stato che punisce sia all’interno del paese che fuori». È evidente che una “guerra sistemica” contro i popoli deve andare di pari passo con la militarizzazione delle nostre società, un processo che stiamo sperimentando in tanti paesi e regioni dell’America Latina, così come nel resto del pianeta. L’importante è comprenderne la natura sistemica e non ciclica o legata a un determinato governo. Questo è il primo passo per poter capire perché non dovremmo scommettere sugli Stati, dal momento che sono proprio loro i responsabili del nuovo militarismo contro i popoli. (leggi tutto qui)
Per quanto riguarda la costruzione della base militare delle forze speciali del Tuscania, l’iniziativa dei Parlamentari del Pd riportata dalla stampa locale (qui) lascia basiti noi tutti\e perché in sostanza si propone di bloccare l’iter avviato dal Ministero collocando la base nelle caserme dismesse del territorio pisano. In sostanza per il Pd questa base va comunque fatta sul territorio toscano ma riducendo l’impatto ambientale e scongiurando la distruzione di oltre 10 mila alberi di macchia mediterranea. In quest’ottica la militarizzazione rimane pur sempre un valore aggiunto per il territorio, basta semplicemente non collocare la base nelle aree del Parco. Una posizione non nuova se pensiamo che proprio il centrosinistra toscano è diviso al proprio interno tra chi non vuole la struttura nel parco e chi, al pari del centrodestra, accetterebbe una ricollocazione della stessa in cambio di opere di compensazione, un’idea sostenuta a livello locale e regionale dai due schieramenti parlamentari.
Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università siamo certi che quanto avvenuto in questi anni sia il risultato di una deriva culturale e ideologica comune al centrodestra e al centrosinistra, con la presenza di esponenti del Pd nelle fondazioni legate alle imprese militari o nei cda di importanti aziende direttamente coinvolte nella produzione di tecnologie dual use. Si tratta di un dato acclarato a conferma della trasversalità della cultura di guerra e della subalternità della classe dirigente ai dettami di un’economia da corsa al riarmo.
Per un ulteriore approfondimento della questione riportiamo la presa di posizione del Sindacato Cub e del Comitato no camp darby , due realtà che sostengono le iniziative dell’Osservatorio (qui) e la nota diffusa dal portale Pisatoday (qui)
Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università.


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