Pubblichiamo un’obiezione di coscienza di un docente precario inviata alla DS nella scuola laziale in cui lavora, alla quale obiezione segue l’adozione della nostra dichiarazione di indisponibilità presente sul
Vademecum.
Abbiamo omesso i nomi a tutela del docente a cui esprimiamo la nostra solidarietà e il nostro sostegno.
Gentile Dirigente Scolastico,
Mi sento di scriverle con una “scomposta” urgenza il mio forte e angosciato sentimento relativamente alla situazione politica e bellica in alcuni paesi del mondo che sembrano e ci paiono forse geograficamente distanti, ma che in realtà in un globo ormai interconnesso non lo sono affatto.
Quello che sta accadendo è frutto e proseguimento del secolo cosiddetto “breve” e da qui la continuità storica e la nostra responsabilità di mondo occidentale quale Europa, Nazione Unite e singoli cittadini e cittadine.
La mia coscienza di uomo, la mia idea di società, di relazione e rispetto tra i popoli, la dignità che si riconosce ad ogni individuo, il rispetto della vita di tutti e di tutte, stride in maniera dissonante e distonica con la richiesta inviataci di prendere parte alla celebrazione del 4 novembre quale festa delle Forze Armate.
Non mio asterrò dal mio dovere quale insegnante di informare, per quanto compete alla mia materia di
educazione musicale, di tutto il contesto storico e culturale dei primi del ‘900 e anche del quadro politico e sociale che ha portato al massacro immorale di una intera generazione di giovanissimi italiani. Il più di essi inconsapevoli, obbligati, figli analfabeti di contadini e operai condotti e forzati in trincee, talvolta passati per le armi amiche per volere di generali e comandanti spietati, indotti nel folle e immorale assalto di altri uomini in trincee di sofferenza indicibile.
La mia domanda, dunque, è: cosa si vuole festeggiare con questa rinnovata e a mio avviso tendenziosa ricorrenza? La fine della guerra? L’orrore per tutte le guerre? A mio giudizio mi sembra di vedere invece la volontà di inculcare nelle giovani generazioni e anche giovanissime un sentimento patrio a mio parere retorico, cerimoniale, privo di critica, quasi mitologico e quindi a-storico, ma fondante di una “nuova” visione da proporre a questo Paese (uso Paese e non nazione), che sembra volto ad un nazionalismo acritico e troppo prossimo e che troppo approssima, il mondo militare al mondo della scuola.
La mia coscienza di costruttore di pace, di musicista, di insegnante, di padre, di cittadino dell’Italia democratica, della nostra Costituzione mi allontana da questa ricorrenza reintrodotta, soprattutto celebrata in questa modalità e nel protocollo inviatoci.
Credo nella scuola come luogo del pensiero, come luogo del dialogo, della critica, della domanda, come
luogo lontano da qualsiasi proposta che normalizzi l’uso delle armi e della guerra come forme di risoluzione dei conflitti anche nella forma della celebrazione delle Forze Armate.
La mia partecipazione dunque sarebbe soltanto una cacofonica presenza contraria alla cerimonia,
eserciterò dunque il diritto di poter obiettare coscientemente alla richiesta di accompagnare la classe alla
festa del 4 novembre.
Credo e prendo posizione fortemente nell’idea e nella pratica che il mondo possa convivere nella sola
prospettiva impegnativa e titanica forse, di una pace perpetua che da Immanuel Kant fino a Bernard Russel ci impegni nel disarmo, ci impegni in equilibri diplomatici e non in scontri di forze armate contrapposte.
Impegno titanico dunque senza dubbio, ma da una mappatura dei conflitti nel mondo mi pare di vedere
bene come sia precario, falso l’equilibrio retto sugli esercizi di forza. I migliaia di morti già in Ucraina e nei
territori russi, le migliaia di vittime palestinesi di questi mesi terribili, bambini e bambine come i nostri mi fa sentire dal profondo e quindi scomposto appunto, che non esista nessuna forza armata in quanto tale che si debba festeggiare e celebrare.
Sarebbe bello poter celebrare il superamento per sempre di tale necessità, mentre invece si profilano e si
descrivono immanenti nuovi nemici e nuovi terribili conflitti.
Io credo di dover prendere una parte, una posizione, di schierarmi, come chiede il Pontefice, io credo di
non dovere essere indifferente e attendere che qualcosa accada come scriveva Antonio Gramsci, io credo
che sia davvero sfortunato e sciagurato ancora il mondo che abbisogna di eroi, come scriveva magistralmente Bertolt Brecht.
Mi rendo disponibile a supplire in qualsiasi modo riterrà opportuno il coordinatore, alla mia assenza alla
cerimonia in questione.
Grazie per la preziosa attenzione, resto a disposizione per qualsiasi incontro e chiarimento necessario.
All’attenzione del/della DS dell’Istituto
Oggetto: Dichiarazione di indisponibilità a partecipare a qualsiasi iniziativa delle Forze Armate in
commemorazione del 4 novembre.
Il sottoscritto docente dell’Istituto
Visto l’art. 11 della Costituzione: L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Visto l’art. 33 della Costituzione: L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.
Visto l’art. 1 del Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n. 297 – Testo Unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado sulla Formazione della personalità degli alunni e libertà di insegnamento: 1. Nel rispetto delle norme costituzionali e degli ordinamenti della scuola stabiliti dal presente testo unico, ai docenti è garantita la libertà di insegnamento intesa come autonomia didattica e come libera espressione culturale del docente. 2. L’esercizio di tale libertà è diretto a promuovere, attraverso un confronto aperto di posizioni culturali, la piena formazione della personalità degli alunni. 3. E garantita l’autonomia professionale nello svolgimento dell’attività didattica, scientifica e di ricerca.
PRESO ATTO CHE
con LEGGE 1 marzo 2024, n. 27 è stato istituito il 4 novembre come Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate. e che in particolare all’articolo 2 gli istituti scolastici di ogni ordine e grado sono invitati a organizzare iniziative volte a “sensibilizzare gli studenti sul ruolo quotidiano che le Forze armate svolgono per la collettività”
CONSIDERATO CHE
Dopo le due guerre mondiali, i conflitti che attraversano il nostro pianeta non sono mai stati così estesi e sanguinari. Dalle guerre di inizio secolo agli scenari nell’Europa orientale fino al genocidio in Palestina che ha esteso il conflitto in Medio Oriente, la “guerra mondiale a pezzi” rischia di diventare guerra mondiale tout court.
RITENUTO CHE
Gli oltre dieci milioni di morti del primo conflitto mondiale non possono rappresentare il “prezzo” glorioso di una vittoria che va festeggiata ma meritano, al contrario, lutto, memoria e indignazione.
DICHIARA/NO CHE
Non sono disposto a partecipare e/o accompagnare studenti e studentesse a celebrazioni che possano indurre all’idea della “normalità” e della inevitabilità della guerra e a delineare come positiva per le giovani generazioni la prospettiva dell’arruolamento.
In fede
