Quello che le alunne e gli alunni delle quinte classi della scuola primaria “Antonio Provolo” di Verona hanno commemorato è un ufficiale morto sul Piave, durante la ritirata di Caporetto, il 4 dicembre 1917.
Quel giorno si celebrava la festa di santa Barbara, patrona degli Artiglieri, e lui, il giovane ufficiale Carlo Ederle, era il comandante degli “Arditi dell’Artiglieria”, un corpo appositamente costituito nel 1916. Giovane di buona famiglia, pudico e devoto, lo si direbbe di quelli che univano volentieri la croce e la spada. La guerra gli piaceva, schivava gli spassi, s’impegnava nello studio, ma sognava i campi di battaglia. Scriveva ai familiari il 31 novembre del 1915: «La guerra è bella, perché qui si vede l’uomo che affronta cosciente il pericolo per l’ideale e per il dovere: ciò rappresenta qualche cosa di grandioso e di indefinibile […] ed è meraviglioso vedere il semplice soldato […] con quale serenità si batte per il suo paese».
Chissà se alle alunne e gli alunni della “Provolo” qualcuno ha detto che tanta serenità e bellezza finì in un mare di sangue, sofferenze, e morte. Il monolitico monumento, 17 tonnellate di peso — uno dei tanti eretti in Italia per ricordare quest’uomo, detto “Guida del Carso”— fu inaugurato a Verona, sua città natale, il 17 maggio del 1959. Di lì a qualche anno, nella notte del 4 dicembre 1964, fu abbattuto da una bomba al tritolo. Tra i pezzi di granito, fu trovato un cartello, su cui era scritto, alla bell’e meglio, “Freiheit für Sudtirol”. Erano gli anni in cui l’autonomia del Sud Tirolo veniva reclamata anche a suon di bombe.
L’italianità, per la quale il venticinquenne Carlo Edere credette bene di dover morire, continuava a dare i suoi frutti di sangue.
Sapranno mai, alunni e alunne della “Provolo”, che in quella notte del 1964 le famiglie vicine tremarono per il grande spavento, e che nei giorni successivi la città di Verona reagì con molti e diversi moti di sdegno, e proprio a partire dalle scuole?
Qui la foto diffusa sul profilo Facebook della scuola (Clicca qui).

Cristina Stevanoni, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Verona
