La lotta paga…e l’Osservatorio ringrazia chi lo sostiene!

Ci sono vicende che segnano in maniera indelebile i protagonisti e le protagoniste travolti. Talvolta le circostanze politiche avverse rischiano di distruggere irrimediabilmente il fragile tessuto umano delle comunità di persone che si impegnano quotidianamente per le idee di giustizia, uguaglianza, democrazia, pace e nonviolenza, quelle idee che non sono mercificabili, semplicemente non sono sul mercato e non appagano le smanie di possesso.

E così, a chi si è impegnato, sin dalla sua fondazione, nell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università è capitato di essere spesso relegato o relegata negli anfratti marginali e minoritari della società civile, sommersi e sommerse dalle critiche. Spesso, come educatori ed educatrici, siamo state additate e additati come fanatici, illuse, estremiste, sognatori, portatori insani di utopistiche visioni del mondo incompatibili con la praticità del mondo che chiede prodotti, risultati, competenze.

Poi però capita che, senza peraltro aver mai pensato di realizzare grandi sovvertimenti politici mondiali, ma solo piccoli cambiamenti quotidiani a partire dalla scuola, qualcuno in alto, impedendoci di fruire dei nostri diritti costituzionali e contrattuali, ci metta sotto i riflettori, e allora si scopre che esiste un modo di fare le cose, organizzato dal basso, con metodi democratici e condivisi, che funziona e, tutto sommato, anche con benevola tenerezza si merita di essere sostenuto.

Continuiamo a ritenere grave l’attacco del Ministero dell’Istruzione e del Merito al diritto dei/delle docenti di formarsi ai temi della pace, della nonviolenza, all’analisi storica di quei fattori, quali riarmo, nazionalismo, logoramento dell’equilibrio internazionale e imperialismo, che portarono alla Prima guerra mondiale con un bilancio di 10 milioni di morti tra i militari e un numero stimato tra i 5 e i 13 milioni di civili. Anche per questo motivo, il 4 novembre non c’è nulla da festeggiare, considerando che quei morti furono causati dal fatto che da tutte le parti ci furono delle Forze Armate addestrate per uccidere.

Tuttavia, la storia si rivela sempre nella sua doppia veste della beffa e dell’ironia e, in questa circostanza, l’ironia si rivela nella beffarda eterogenesi dei fini rispetto ai quali le azioni repressive del Ministero sono state pensate.

È successo che per l’annullamento del Convegno di formazione e aggiornamento con il CESTES “La scuola non si arruola”, con (sole) 1000 iscrizioni, è giunto un sostegno e una solidarietà inaspettata, che ci ha spronato ad investire ulteriori energie e risorse, sottraendole alle famiglie, al tempo libero, agli affetti personali, per andare avanti e programmare in soli due giorni un nuovo Convegno “La scuola non va alla guerra. L’educazione alla pace risponde alla repressione”, che ha già ricevuto ad oggi più di 5900 visualizzazioni.

Non solo, ma l’aspetto più interessante, e a tratti entusiasmante, di questa vicenda è che la determinazione, oltre a raccogliere la solidarietà di tante associazioni, organizzazioni e giornali liberi, alla fine si è rivelata anche fruttuosa!

L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, come tutte le associazioni che si organizzano dal basso, per poter avere una discreta libertà d’azione attraverso l’informazione fatta sul sito, le pubblicazioni e i convegni, è completamente autofinanziato, tuttavia il clamore che ha suscitato la vicenda dell’annullamento del corso di formazione deve aver scosso l’animo gentile di chi, evidentemente e generosamente, sostiene le nostre iniziative disobbedienti, al punto da poter affermare che la lotta paga!

Cogliamo, dunque, l’occasione per ringraziare pubblicamente M.G., che resta ad oggi estranea alle frequentazioni dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, per la lauta donazione erogata, cifra che ci consente di continuare a lavorare con sempre più convinzione nella direzione che abbiamo già intrapreso, sperando che anche altre persone possano mostrare, liberamente, la concreta solidarietà necessaria per poter proseguire nella nostra indipendente disobbedienza.

Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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