La campagna “La conoscenza non marcia” è una iniziativa che unisce una rete di realtà organizzate del mondo della scuola e dell’università, che ha l’obiettivo di darsi uno strumento per interrompere i rapporti tra l’istruzione pubblica e il complesso militare-industriale, e dunque con la sua complicità con il genocidio del popolo palestinese. Invertire la tendenza del nostro sistema d’istruzione ad essere uno strumento delle politiche di guerra.
In Israele esso è completamente sussunto nel progetto genocida, sia attraverso la collaborazione materiale nell’industria bellica, sia con la produzione di saperi – che Marx chiamava “i mezzi della produzione intellettuale” – che giustificano ideologicamente l’oppressione dei palestinesi.
Come abbiamo visto durante la fase più acuta del genocidio israeliano del popolo palestinese, la presenza dell’industria militare, e di varie organizzazione o fondazioni che fungono da tramite, mostrava l’assorbimento dei luoghi dell’istruzione nelle filiere produttive del settore militare: secondo i dati di altreconomia, in Italia, sui 31 atenei esaminati, 23 hanno rapporti con Leonardo S.p.a., 20 con Thales-Alenia, 8 con MBDA Italia, l’ultima azienda meno conosciuta ma che gioca un ruolo importante nella produzione di missili terra-aria. Il giro di denaro inserito in queste collaborazioni è di grande rilevanza. Ma a questo dato di partenza si aggiungono le trasformazioni imposte dal cosiddetto piano di riarmo europeo (o, emblematicamente, Readiness 2030): il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha più volte annunciato la necessità di un rapporto unico ed organico tra ricerca, difesa e industria militare. Il modello è quello della cittadella dell’aerospazio a Torino – nell’ambito del progetto NATO denominato DIANA (Defence Innovation Accelerator North Atlantic) – costruito su una cubatura donata da Leonardo s.p.a. al Politecnico.
A questo si aggiungono le necessità, più volte richiamate, di produrre un’abitudine e una preparazione (una readiness, appunto) alla guerra ed alla necessità di sacrificare sé stessi e i propri cari contro un nemico costruito, sempre più concentrato sull’immagine della federazione Russa.
In questo contesto vediamo aumentare le iniziative militari nelle scuole: gite in basi militari, reclutamento, PCTO con il settore difesa, tutto a creare uno “stato mentale di guerra”.
Come ogni situazione bellica, il contesto si configura con una economia di guerra, in cui siamo abbondantemente scivolati, che si declina sul piano esterno e su quello interno: qualunque dissenso o ragionamento sulla complessità viene assorbito nella logica dell’amico/nemico e dunque da reprimere. Non a caso diversi documenti (tra cui il più inquietante è quello sulla guerra ibrida) e i tentativi legati alle iniziative di legge che equiparano l’antisionismo all’antisemitismo, identificano la produzione culturale come territorio da criminalizzare.
In questo contesto pensiamo di doverci dare degli strumenti: abbiamo pensato alla campagna “la conoscenza non marcia”, alla possibilità di elaborare una proposta di legge e di avanzare momenti di dibatitto ed organizzazione per contrastare queste dinamiche, ed è su questo che chiamiamo alla discussione il 4 marzo 2026 – online alle ore 17.30.
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Segui la pagina Facebook de La conoscenza non marcia e la pagina dedicata all’interno del sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università.







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