A L’Aquila, i Carabinieri Forestali protagonisti della Capitale italiana della Cultura. Una storia che vale la pena rileggere.
Dal 21 al 27 maggio, negli spazi dell’Auditorium del Parco “Renzo Piano” a L’Aquila, il Comando Regione Carabinieri Forestale “Abruzzo e Molise” ha allestito il villaggio “Natura CULTURA Legalità”, inserito nel programma ufficiale de L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. Il pubblico previsto: famiglie, scuole, visitatori di ogni età.
I contenuti esposti — biodiversità, lupo appenninico, lontra, riserve naturali, anelli degli alberi come archivio climatico — sono scientificamente solidi e importanti. Il punto che vogliamo sottolineare è chi presenta questi contenuti e in quale cornice.
Il corpo forestale italiano nasce il 15 ottobre 1822, quando re Carlo Felice di Savoia istituisce l’Amministrazione forestale per la custodia e la tutela dei boschi del Regno di Sardegna. Nel 1910, con la legge Luzzatti, diventa Corpo reale delle foreste, incardinato nel Ministero dell’agricoltura: personale tecnico, ordinamento civile.
Nel 1926 il fascismo lo sopprime. Con il regio decreto legge 16 maggio 1926 n. 1066, su iniziativa di Italo Balbo, nasce la Milizia nazionale forestale, specializzazione della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Gli stessi compiti — boschi, caccia, difesa idrogeologica — vengono trasferiti a un corpo militare inquadrato nelle strutture del regime.
Con la Repubblica, il decreto legislativo 804 del 1948 ricostituisce il Corpo forestale dello Stato come corpo civile dello Stato, con funzioni tecniche e di polizia, alle dipendenze del Ministero dell’agricoltura. La scelta è consapevole: dopo vent’anni di milizia, si torna a un ordinamento non militare.
Questa condizione dura quasi settant’anni. Poi, con il d.lgs. 19 agosto 2016 n. 177 — la cosiddetta riforma Madia, governo Renzi — il Corpo forestale dello Stato viene soppresso e assorbito dall’Arma dei Carabinieri, a decorrere dal 1° gennaio 2017. Il personale, da civile, diventa militare. La Corte europea dei diritti dell’uomo rileverà successivamente che l’operazione ha privato gli appartenenti al Corpo del diritto di sciopero e indebolito quello di libera associazione. Sul piano operativo, l’accorpamento ha prodotto sovrapposizioni di competenze, costi superiori alle attese — i risparmi annunciati non si sono materializzati — e una minore efficacia nella prevenzione e gestione degli incendi boschivi.
La tutela ambientale non è per sua natura una funzione militare. Esistono e sono esistiti strumenti civili per esercitarla: corpi tecnici, enti parco, agenzie ambientali, guardie ecologiche volontarie. La scelta di affidare questa funzione a un corpo militare — fatta dal fascismo nel 1926, rifatta dal governo Renzi nel 2016 — è sempre stata una scelta politica, non una necessità tecnica.
Quando i Carabinieri Forestali allestiscono un villaggio sulla biodiversità in una Capitale della Cultura, con ingresso libero e pubblico scolastico tra i destinatari espliciti, il messaggio che circola non è soltanto scientifico. È anche questo: che la natura va conosciuta attraverso l’Arma, che la legalità ambientale ha un’uniforme, che le istituzioni militari sono interlocutori naturali per la formazione civica dei giovani.
È una forma di militarizzazione che non si presenta come tale: si offre come divulgazione scientifica, come educazione ambientale, come cultura. Ed è esattamente per questo che merita tutta l’attenzione dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università.
Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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