Un’iniziativa a dir poco deprecabile, mettere nel centro cittadino la sagoma di un carro armato, quella intrapresa dall’amministrazione comunale di Modena, guidata dal sindaco Gian Carlo Muzzarelli del Pd.
Se non fosse stato diffuso sui social il video di un padre che chiedeva di rimuovere il simbolo di morte, (leggi la notizia qui) non ne avremmo parlato, anzi la scellerata scelta della Giunta modenese sarebbe passata sotto silenzio.
Il genitore non ha nulla da rimproverarsi anzi dobbiamo noi ringraziarlo per il senso civico dimostrato senza badare alle forme perchè quel carro sta a dimostrare la normalità della guerra e della ostentazione di strumenti di guerra proprio mentre migliaia di bambini e bambine muoiono sotto le bombe israeliane.
L’artista creatore del carro armato si è detto, sulla stampa locale , stupito e ha criticato la strumentalizzazione politica ricordando che numerosi sono stati gli attestati di solidarietà di quanti hanno invece trovato normale la cosiddetta opera dando una sua, legittima, interpretazione rievocando i carri americani ” che portavano pane e cioccolata ai bambini” e citando il film di Benigni ’La vita è bella’”.
Ora quella opera cinematografica venne premiata (con l’Oscar) negli Usa forse per quel falso storico che attribuiva loro la liberazione del campo di sterminio al posto dell’Urss ma le giustificazioni addotte destano, se possibile, ancor maggiore preoccupazione.
Da una parte si cita un falso storico dall’altra un conflitto bellico con milioni di morti viene ridotto alla distribuzione di cioccolata da parte degli eserciti vincitori che combatterono e vinsero la barbarie nazi fascista.
La “cultura della pace” viene cancellata dalla normalità della guerra con la stessa Ue che destina ingenti risorse alla ricerca e produzione di nuovi sistemi di arma.
E’ quindi indispensabile domandarsi sul significato di certe opere e sulle opinabili scelte di esporle fermo restando che per noi la libertà di espressione e artistica restano un valore aggiunto.
Ma la decisione della Giunta di centro sinistra merita invece la nostra vibrata critica perchè l’esibizione dei sistemi di arma trasmette altri messaggi assai inquietanti:
- i mezzi militari da combattimento diventano espressione della meccanica di avanguardia che potremmo invece esibire attraverso ben altre opere con finalità sociali e di pace
- la cittadinanza onoraria di Modena all’Accademia Militare, scuola di alta formazione per gli ufficiali dell’esercito, è anche esaltazione dei professionisti di guerra.
Una cultura di pace si costruisce dal basso e nella nostra quotidianità, una cultura militarista deve invece far passare dei messaggi riconducendoli alla normalità della espressione artistica per legittimare, giorno dopo giorno, il ricorso alla normalità della guerra legittimando nell’immaginario collettivo culture e strumenti di morte
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università – Pisa
