L’azienda israeliana Netafim in un progetto di ricerca “sensibile” dell’Università di Bologna

Siamo venuti a conoscenza di una delle varie collaborazioni che l’Università di Bologna continua imperterrita a portare avanti con partner israeliani: si tratta di un progetto di ricerca sperimentale che fra i vari aspetti riguarda la misurazione dei volumi idrici nei campi di prova e fra i partner dell’iniziativa figura anche l’israeliana NETAFIM. Insomma, i buoni propositi dello scorso settembre sembrano svaniti nel nulla, come avevamo già documentato (clicca qui).

Netafim è un’azienda leader mondiale nata nel 1965 nel Kibbutz Hatzerim, situato nel deserto del Negev in Israele. Fondata nel 1965 in Israele da agricoltori locali uniti e creata per coltivare la terra arida del deserto e superare condizioni climatiche estreme. 
L’attività portata avanti da Netafim rientra fra quelle boicottate attraverso la campagna di BDS denominata PACBI, perché è chiaro come tutte le innovazioni scientifiche applicate all’irrigazione, alla gestione del suolo ed alla produzione agricola rafforzano le politiche di occupazione portate avanti illegalmente dai coloni israeliani nei territori palestinesi.

La multinazionale Netafim è citata in recenti rapporti ONU – come quello della relatrice speciale Francesca Albanese – per il ruolo delle sue tecnologie di irrigazione a goccia nello sfruttamento di terra e risorse idriche nei territori palestinesi occupati (Clicca qui).

Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università rinnoviamo il nostro invito agli Atenei e alle istituzioni italiane ad astenersi da progetti e collaborazioni “sensibili” come quello in questione, che restituiscono l’immagine di un’università complice dell’occupazione dei territori palestinesi fuori dalle regole del diritto internazionale e dalle risoluzioni dell’ONU.

Qieste le principali contestazioni mosse a NETAFIM:
– Sfruttamento idrico: I sistemi dell’azienda hanno facilitato l’espansione delle coltivazioni intensive israeliane nella Valle del Giordano.
– Disparità di accesso: Le comunità e i contadini palestinesi subiscono una forte limitazione nell’accesso all’acqua.
– Economia dell’occupazione: Le critiche evidenziano come tali tecnologie agrotecniche abbiano affiancato e sostenuto gli interessi coloniali nei territori occupati.
Di recente, l’UE ha introdotto pacchetti di sanzioni contro organizzazioni di coloni e singoli individui ritenuti responsabili di attacchi e abusi contro i palestinesi in Cisgiordania. Riteniamo grave che  atenei , istituzioni ed enti pubblici attivino collaborazioni con aziende corresponsabili delle politiche anti-arabe e anti-palestinesi: un grave passo falso che rischia di implicare responsabilità, non solo morali, anche per tutte le istituzioni italiane che scelgono questa strada.

Gruppo Università, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università


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