Aprendo i giornali di settembre è naturale trovare qualche articolo riferito alla scuola. Quello che non è naturale, e che dovrebbe suonare come ulteriore campanello d’allarme (e invito di diserzione), è che ciò che troviamo riguarda la pressione di Donald Trump su come insegnare l’11 settembre da una parte e “l’aggiustamento” dei curricula russi voluta dal Ministro dell’Istruzione Sergej Kravtsov dall’altra.
Un’ingerenza statale nel sistema educativo a due “poli” che fa rabbrividire. Ma questa lettura bipolare non arriva dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, bensì dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, il Generale Luciano Portolano. Il quale, in un’audizione parlamentare in Commissione Difesa già a maggio 2025, esponeva e motivava le principali linee di riforma della difesa partendo da queste parole:
«Se è vero che nell’ultimo trentennio l’attenzione è stata marcatamente rivolta alle crisis response operations, è altrettanto vero che oggi, come ci dimostra il conflitto russo-ucraino, l’Italia deve poter disporre anche, e soprattutto, di un’efficace capacità militare e di difesa e di deterrenza tesa a tutelare la nostra sovranità nazionale anticipando gli eventi piuttosto che subirli».
«L’attuale quadro geopolitico e strategico continua ad essere contrassegnato da un profondo mutamento degli equilibri internazionali, con un’evidente frattura tra i Paesi che sostengono il modello democratico e quelli come Russia, Iran, Corea del Nord ed altri che promuovono sistemi autoritari. Questo divario ideologico si intreccia, peraltro, con la aperta competizione per l’accesso alle risorse energetiche e alle materie prime, con le ingerenze per procura sulle principali rotte commerciali e si manifesta anche con i destabilizzanti conflitti in corso in Ucraina e in Medioriente, così come con forme di contesa spesso sotto la soglia del conflitto».
Quello che ci sta dicendo è che mentre dal crollo dell’U.R.S.S. fino al 2022 le Forze Armate italiane erano coinvolte a livello internazionale soprattutto in missioni cosiddette “di pace”, dall’inizio del conflitto russo-ucraino la lettura è tornata a quella della guerra fredda. Ciò significa, sempre secondo Portolano, che c’è una netta contrapposizione tra due blocchi: il primo occidentale e il secondo autoritario; il primo democratico e il secondo “di quelli come Russia, Iran, Corea del Nord”. Corollario: il Parlamento deve legiferare per investire milioni in quella pratica che già più volte portò il mondo a un passo dalla distruzione totale: la deterrenza.
Non stupisce più così tanto quindi leggere sui giornali che negli Stati Uniti la spinta dall’alto vuole portare sempre di più l’11 settembre nelle scuole come una data da celebrare, magari con un impettito minuto di silenzio davanti a una bandiera nel cortile dell’istituto e meglio ancora se insieme a militari in uniforme. Fra paesi democraticamente affini, viene spontaneo affiancare questo evento oltreoceano alle celebrazioni della fine della prima guerra mondiale in Europa, come l’11 novembre in Francia e il nostro 4 novembre. Non per tanto per i contenuti quanto per l’ingerenza del mondo militare nelle scuole. Ingerenza che si verifica attraverso l’appoggio spudorato dei rispettivi ministeri dell’istruzione.
Ma se guardiamo nei vertici a est, il panorama non è che cambi poi molto. Perché anche il Russia il primo giorno di scuola ha visto attuarsi le riforme di militarizzazione dell’educazione volute dal ministero: un curriculum ben serrato su una lettura della storia che contrappone ideologicamente Oriente a Occidente, lezioni di Cultura spirituale e morale della Russia e, per non farsi mancare nulla, anche qualche ora di addestramento militare.
E fra di loro? In Ucraina si insegna a scuola a pilotare i droni mentre a Tor di Quinto (Roma) questo fine settimana 16 civili contro 16 militari hanno giocato alla guerra, sfindandosi nella Drone Challenge. Così chiudiamo il giornale e andiamo su TikTok, dove ci hanno segnalato che l’Armata Croata lancia nuovi gadget, quaderni e peluches per l’inizio dell’anno scolastico. Che fossero queste le “bombe ibride” di cui parla Crosetto? Resta qualche dubbio, perché le sue arrivavano dal Nemico mentre queste sono arrivano Made in Croatia.
Certo in Italia ci avevano già provato, le Forze Armate con Giochi Preziosi, con i famosi zainetti del 2023. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università c’eravamo state e stati finché Giochi Preziosi aveva ritirato la collezione e ci siamo ancora.




Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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