Berlino accusa Mosca per i droni di Lipsia, mentre l’Europa prende la palla al balzo per invocare la massima attenzione nei Paesi UE e NATO alla guerra ibrida preparando risposte adeguate. La guerra ibrida è già una realtà, se pensiamo alle accuse dei Paesi UE e NATO alla Russia di mettere in campo ogni azione possibile di sabotaggio, dagli attacchi dei droni a quelli informatici, dal danneggiamento di infrastrutture alla disinformazione strategica per indirizzare l’opinione pubblica verso posizioni filo russe e di aperta avversione al sostegno economico e militare all’Ucraina.
È paradossale che si accusi dal Russia di sabotaggio, quando sabotaggi sono avvenuti ai danni dei Paesi europei da Paesi alleati come ricorda il sabotaggio di Nord Stream. Nel tradizionale discorso sullo stato dell’Unione, Ursula Von der Leyen ha proposto di affiancare l’articolo 4 del Trattato NATO per spingere a rapide consultazioni tra i Paesi ogni qual volta un singolo alleato si ritenga minacciato o pensi che la sua autonomia e indipendenza sia concretamente minacciata.
Parliamo di una sorta di “Protocollo di sicurezza d’emergenza”, meccanismo atto a mobilitare tutti i Paesi alleati nel caso in cui un singolo membro della UE e della NATO si ritenga minacciato. Siamo davanti a un vero stravolgimento del concetto di solidarietà. Si comprende bene come la spinta alla guerra e al riarmo generi politiche offensive pur celate dietro alla tutela delle nazioni da minacce ibride che fungono da impulso a nuove e rinnovate politiche di guerra.
Sempre Ursula Von der Leyen rilancia l’idea di un “European Security Council”, un formato che va oltre alla UE e conferma la volontà di Bruxelles di costruire un club allargato di guerrafondai con Paesi come Ucraina, Regno Unito, Norvegia e Canada. Non siamo davanti a una alleanza alternativa alla NATO e alla UE, ma ad alleanze variabili per spingere i Paesi del Vecchio Continente su posizioni sempre più guerrafondaie.
E ogni qualvolta parliamo di guerra, il discorso cade sui droni, sulla militarizzazione delle scuole e delle università, su presunte minacce per combattere le quali è giustificato tutto, dal riarmo alle legislazioni di emergenza, la compressione delle libertà democratiche fino a una profonda rivisitazione del concetto stesso di democrazia. Per questo, rafforzare la preparazione europea contro le minacce ibride significa anche contrarre gli spazi di libertà e democrazia, non rispondere alle richieste di trasparenza democratica, adducendo motivazioni solenni a difesa della libertà e sicurezza nazionale ed internazionale, tutto questo avviene mentre la UE va rafforzando le sue difese anti aeree e antimissili, il trasporto strategico, il controllo dell’universo cyber, gli appalti militari in deroga alle normative vigenti
Il progetto europeo per contrastare la guerra ibride si sta concretizzando in campagne, procedure, legislazioni emergenziali, narrazioni tossiche nelle quali esiste un aggredito (la UE) e un aggressore ossia la Russia in collaborazione con un non meglio definito terrorismo internazionale. Il ritrovamento di droni esplosivi all’aeroporto di Lipsia rappresenta la classica notizia utile per scatenare un’offensiva a tutto campo contro gli attacchi ibridi, le minacce palesi ed occulte contro la UE, le intimidazioni russe da respingere senza remore.
Il ritrovamento a Lipsia di tre droni carichi di esplosivi rinvenuti all’aeroporto nelle vicinanze di un aereo diretto in Ucraina è un mero espediente per accelerare la corsa al Riarmo europeo, ma anche l’escamotage con cui si accelerano gli investimenti comunitari per la difesa, ad oggi non ci sono prove ma nell’immaginario collettivo è già passata l’idea che la Russia si sia mossa per portare la guerra nel cuore dell’Europa. Anche le notizie diffuse sulla guerra in Ucraina sono frutto di una ricostruzione dei fatti a dir poco discutibile e soprattutto smentita da esperti militari che parlano di una sostanziale avanzata russa in territorio ucraino alla quale l’Ucraina risponde con il lancio di droni prodotti nel paese attraverso join venture con paesi occidentali.
l Portale del Governo ucraino (clicca qui) annuncia la volontà di istituire una sorta di bilancio parallelo, finanziato in partenza con 1 miliardo di dollari, per assicurare le imprese dai rischi di guerra. È una garanzia in più per attirare multinazionali sul suolo ucraino, ad esempio le aziende del settore militare che hanno dato vita a intese con imprese ucraine dando dita a nuove join venture. Un ulteriore regalo alla guerra e al complesso industrial militare, di questo il Primo Ministro ucraino Sergii Koretskyi ha dato notizia con una intervista rilasciata al prestigioso giornale The Economist.
Siamo andati a leggere direttamente i documenti ufficiali del governo ucraino e ad esempio abbiamo trovato conferma delle intese commerciali e militari con i paesi un tempo facenti parte del Blocco sovietico secondo quella strategica consolidata di accerchiamento intrapresa a suo tempo dalla NATO: «Apprezziamo molto la decisione della Lituania di destinare lo 0,25% del PIL a sostenere l’Ucraina. Questo è un contributo significativo e un segnale importante per tutti i partner».
Per invogliare aziende straniere a investire in territorio ucraino, e con una guerra in corso i settori disposti a simili investimenti sono o le imprese produttrici di sistemi di arma o quelle impegnate nella estrazione e lavorazione dei metalli rari o del greggio. La domanda che sorge spontanea è: chi finanzierà questa linea ulteriore di credito con una riserva capace di coprire almeno la metà dei danni riportati a seguito di attacchi militari, ebbene sarà l’Unione Europea ad aprire ancora una volta il portafoglio assicurando all’esercito di Kiev e al suo governo adeguato sostegno in campo non solo militare ma civile e finanziario.
Le richieste Ucraine vanno verso la difesa delle centrali elettriche e più in generale delle infrastrutture energetiche e dai documenti ufficiali si apprende di innumerevoli scioperi a conferma della impopolarità dell’attuale governo. Il popolo ucraino dopo anni è stanco della guerra, di continue privazioni, della leva obbligatoria con i reclutatori sguinzagliati in ogni angolo del paese per arrestare i renitenti alla leva mandandoli subito al fronte. Per superare le difficoltà l’Ucraina sta cercando intese con i paesi limitrofi per assicurarsi una rete logistica avanzata e funzionante senza controlli alle frontiere ma nell’occasione i governanti ucraina tornano a battere cassa per ulteriori finanziamenti militari: «Le Forze di Difesa hanno un nuovo bisogno di 27 miliardi di dollari. Prevediamo di coprire questa parte del deficit attraverso l’accelerazione del Prestito di Supporto all’Ucraina, l’uso di beni russi congelati, ulteriori prestiti da partner esterni all’UE e l’ottimizzazione delle spese all’interno del bilancio».
E una nuova linea di finanziamenti a fini militari arriverà dai recenti accordi bilaterali con la Danimarca appositamente dedicata alle minacce balistiche e ai droni d’attacco a reazione, come si legge qui: «Durante la conversazione, le parti hanno discusso i bisogni più critici delle Forze di Difesa dell’Ucraina, il rafforzamento delle capacità per contrastare le minacce balistiche e i droni d’attacco a reazione, l’implementazione del progetto antibalistico FREYJA e l’approfondimento della cooperazione in difesa tra Ucraina e Danimarca».
Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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