Palermo: controllo vaccini nelle scuole da parte dei Carabinieri tra militarizzazione e politiche securitarie

Il titolo di questo articolo non rappresenterebbe alcuna novità, visto che arrivano all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università continue segnalazioni su attività svolte dalle forze armate, in funzione dimostrativa, e purtroppo educativa, sempre ideologicamente orientate a rendere normale la guerra e la repressione veicolata come ordine pubblico.

Tuttavia, stavolta si tratta di altro. Infatti, i Carabinieri sono andati a visitare gli uffici amministrativi di alcune scuole dell’infanzia e primaria di Palermo su imposizione del giudice minorile, della Procura della città, come previsto dalla procedura quando il magistrato ravvisa l’ipotesi di un reato. Un controllo effettuato sugli elenchi degli iscritti (su piattaforma istituzionale SIDI), per individuare i minori ai quali gli esercenti la potestà genitoriale non hanno fatto effettuare le vaccinazioni obbligatorie, previste dalla normativa vigente. Operazione normale, fatta già in tempi non sospetti, non toccati da paranoica difesa della libertà delle famiglie, rispetto alle scelte di cura sui figli e le figlie, ma si sa, il caso della famiglia nel bosco, ha aperto il fronte dei pro e dei contro.

Un caso di discuria, come purtroppo se ne incontrano molti altri, celati dietro le porte delle case, sia sottoproletarie che borghesi, fra le macerie a cui la guerra sottopone la parte più fragile delle popolazioni. La vecchia carta stampata della pseudo sinistra radical italiana, Repubblica online, gridava al controllo dei Carabinieri nelle scuole. Direttamente in sezione, in classe? No, ne sono seguiti approfondimenti più o meno corretti con il cenno al caso-pretesto delle verifiche e una sintesi del provvedimento emanato dalla Procura (clicca qui; oppure qui; e anche qui). Brevemente: muore una bambina di quattro anni di difterite (vaccino obbligatorio) e il magistrato decide di indagare per intercettare le famiglie inadempienti e comminare le sanzioni, da pene pecuniarie a misure di restrizione e sospensione della potestà genitoriale, come avvenne nel caso della famiglia nel bosco. Soprattutto riappare il fantasma No Vax, vecchia locuzione quasi infamante nata in Era Covid.

La pratica illegale di non vaccinare i minori  è piuttosto vecchia. Molti genitori credono che i vaccini obbligatori siano responsabili di gravi patologie infantili, l’antidoto si commuta in pharmakon, veleno prima di essere cura o prevenzione. Secondo gli obblighi legislativi il/la dirigente è responsabile, cui spetta il primo controllo, il sollecito e la segnalazione ufficiale. Il Dl n. 73  del 7 giugno 2017, emanato dalla Ministra della Salute Beatrice Lorenzin, ha aumentato il numero delle vaccinazioni obbligatorie a 12. Già nel primo anno di applicazione si levarono alcune obiezioni, anche di pediatri, sul numero esagerato di somministrazioni distribuite, oltre al sospetto che dietro il provvedimento ci fosse il suggerimento delle case farmaceutiche, vere e proprie lobbies con pacchetti azionari assai ampi, anche con implicazione nelle ricerche e nelle produzioni legate alla guerra (Cfr. M. Mazzucato, R. Collington, Il grande imbroglio. Laterza. Bari-Roma 2023).

In Era Covid si capovolse una intera cultura medica e di saperi farmacologici. Migliaia di persone rifiutarono il vaccino, alcune si organizzarono in movimenti di opposizione, in molti si rassegnarono allo stigma e alle sanzioni. Aspetti drammatici e comici marezzarono il fenomeno, mentre si trascuravano gli aspetti legislativi di rapporto fra legalità e legittimità dei provvedimenti (lockdown ristretto, emissione della carta di transito Gren Pass, controlli stradali). Tragiche furono le sospensioni dal servizio dei funzionari pubblici, dei docenti (successivamente chiusi in sgabuzzini e nelle biblioteche delle scuole), la solitudine degli anziani, le lezioni in video per gli alunni e le alunne (che hanno creato un fenomeno complesso, mai più riassorbito, anzi diventato un modello di didattica), la claustrofobia nelle case e la perdita del salario, la mancanza delle cure ordinarie, e altro ancora. Di fatto, venne sdoganata una forma di governo decretizio, verticalizzato e ideologicamente orientato al controllo securitario della popolazione, resa infantilizzata dal timore.

Nell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università siamo ancora svegli e proviamo a non trascurare anche il senso comune, quello che suggerisce appunto attenzione e prudenza, anche quando si svolge un controllo routinario, che i/le dirigenti fanno apparire come qualcosa di straordinario. Soprattutto quando il luogo è la scuola, che dovrebbe esser luogo non facilmente violabile da forze estranee ai compiti educativi, quelli che preludono al controllo e alla militarizzazione strisciante.

Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università


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