Caserta, no all’alzabandiera militare al “Manzoni”: la scuola non è una caserma

A Caserta l’anno scolastico all’istituto “A. Manzoni” si è aperto un grande stile il 30 settembre con i bersaglieri…non con un libro o con un’iniziativa culturale e/o sociale.

Nel piazzale d’ingresso dell’Istituto, i militari della Brigata bersaglieri “Garibaldi” hanno issato il Tricolore sulle note dell’Inno nazionale davanti a circa 300 alunni e alunne, docenti e dirigente, come si legge nell’articolo che ha riportato la notizia (clicca qui).

Dopo questa retorica nazionalista collettiva dell’alzabandiera, in aula magna, l’intervento dei militari è proseguito con una conferenza sulle “opportunità di carriera offerte dal mondo militare” e poi, nelle aree ginniche, con alcune ore di “benessere” e attività fisica con la squadra dell’immancabile military fitness della Brigata, un classico esempio del muscoloso e virile addestramento militare necessario per partire in guerra.

La nota ufficiale parla di «valori fondanti dell’Esercito quali rispetto, unità, responsabilità e coraggio» e di «importante opportunità per avvicinare i giovani alle Istituzioni», ma per chi da anni denuncia e documenta costantemente queste ambigue operazioni propagandistiche, come l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, è l’esatto contrario, cioè un’operazione di normalizzazione della guerra dentro la scuola.

L’Osservatorio a più riprese parla di guerra cognitiva: si usa l’ambiente della scuola – il luogo più delicato per la relazione educativa – per associare l’idea di comunità, di futuro e di cittadinanza alla divisa e al coraggio di andare in guerra a combattere guerre che non sono certamente per la difesa del nostro Paese.

E a Caserta il passaggio è ancora più esplicito: dalla cerimonia simbolica si passa direttamente al reclutamento e al fitness militare in palestra, mentre riteniamo che i ragazzi e le ragazze andrebbero informati, ad esempio, del fatto che di di naia si muore, come scrivono Marta Silvestre e Andrea Turco nel libro Morire di naia.

Il rispetto, l’unità e la responsabilità non hanno bisogno di un basco cremisi per essere insegnati. La scuola che vogliamo è un’altra. È quella che studia le cause delle guerre, non le celebra. Che insegna diplomazia, mediazione, obiezione di coscienza totale alle guerre e nonviolenza, non l’orientamento all’Esercito.

Per questo abbiamo pensato la campagna nazionale “La conoscenza non marcia” e la relativa petizione popolare n.1536 con il fine di vietare ogni collaborazione tra scuola/università e filiera militare-industriale; istituire osservatori indipendenti nelle istituzioni della formazione; garantire il diritto all’obiezione di coscienza a studenti, studentesse, lavoratrici e lavoratori della conoscenza.

Clicca qui per firmare la petizione.

Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università


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