Civitavecchia, un master che integra il mondo universitario a quello militare

Il sodalizio fra l’Università degli Studi della Tuscia (Unitus), il Centro Alti Studi per la Difesa (CASD) e il Centro per la Formazione Logistica Interforze (Ce.FLI) ha generato un percorso formativo, il master universitario in “Complex Transport: Logistics, Safety and Security Risk Management”, che dall’aprile del 2025 sta facendo discutere molto.

La didattica si sviluppa nell’arco di circa un anno e avviene in modalità mista, sia in presenza, al polo di Civitavecchia, che online. Il direttore del corso, il Prof. Enrico Maria Mosconi, ha affermato che le strutture sono pronte a ospitare a breve una nuova edizione (Fonte: trcgiornale.it), la quale verrà annunciata tramite un bando.

Lo scopo del master è quello di integrare e far interagire l’ambito logistico civile con quello militare sotto forma di dual-use della logistica e della gestione dei rischi a essa connessa. Proprio questa natura di duplice uso, giacché le competenze vengono sviluppate da parte di un’università pubblica in connubio con degli istituti derivanti dal Ministero della Difesa, comporta una critica etica rilevante. Vengono utilizzate, infatti, risorse e metodologie universitarie per poter supportare una pianificazione strategica e/o logistica delle forze armate.

Inoltre, la presenza militare all’interno di poli civili e dei comitati scientifici universitari può generare osservazioni da parte di chi come l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università promuove una demilitarizzazione della ricerca, ma anche della formazione accademica (clicca qui per vedere cosa chiede la campagna “La conoscenza non marcia”). Di fatto, la stragrande maggioranza di fondi che riceve l’Università della Tuscia proviene proprio da parte di canali istituzionali, come ad esempio dal finanziamento FFO, erogato dal MUR, da tasse universitarie e da fondi di ricerca, sia europei che nazionali e regionali.

Il rischio di accordi commerciali per la produzione di armi tra l’Università e l’industria militare, inoltre, è solitamente molto alto in questi casi, pur se nell’inchiesta di Altraeconomia in merito (I dati inediti sugli accordi tra le Università e l’industria militare) l’Unitus non risulta esserci. Da quest’ultima ricerca, però, risultano 23 atenei su 31 in Italia che hanno legami con Leonardo Spa, 20 con Thales Alenia Space Spa e 8 con Mbda Italia Spa. Dalle pagine della rivista, si può leggere come a preoccuparsi di questa situazione ci sia un docente di Economia alla Scuola normale superiore di Firenze, Mario Pianta, il quale ha lavorato per un lungo periodo nel campo tecnologico sulle relazioni tra il mondo militare e quello civile.

Il master universitario di II livello del polo di Civitavecchia è stato ideato e promosso da parte di strutture del Ministero della Difesa e concepito dal Ce.FLI (sotto l’egida del CASD). I vantaggi per il mondo militare, risultanti da questo percorso, riguardano la possibilità di poter concedere titoli di studio universitari civili e di valore legale agli studenti. Infatti, le scuole di formazione d’eccellenza militari (Ce.FLI o CASD) non li possono rilasciare. Il tutto a costi ridotti, sicché i fondi provengono da fonti differenti da quelle che generalmente finanziano il Ministero della Difesa. Infine, lo sdoganamento e la normalizzazione, tramite l’ingresso in aule universitarie da parte di docenti in divisa, permette alle forze armate di migliorare la loro percezione pubblica (mascherando la prerogativa bellica sotto forma di studio scientifico) e a tal fine si crea una rete di professionisti civili ben allineati.

In tal modo, però, oltre alla trappola del dual-use e alla subordinazione della ricerca civile a delle logiche di sicurezza, sia in termini di fondi che di tempo dedicato a questa disciplina e non ad altre, si rischia anche la perdita dell’indipendenza della governance accademica, ovvero tramite la presenza di alti ufficiali e generali all’interno dei comitati scientifici di ateneo. Perdipiù, l’orientamento occupazionale degli studenti civili indirizzati verso tali percorsi può essere condizionato. Il loro futuro professionale appare più chiuso in un campo ristretto all’interno della logistica securitaria, a discapito di visioni incentrate verso la cooperazione internazionale e la sostenibilità.

Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università


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