Con il Comunicato Stampa n. 42 del 20 ottobre 2026, il Ministero della Difesa, nella figura del Ministro Guido Crosetto, ci informa di avere firmato con il Ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, un Manifesto di intenti volto a rafforzare la cooperazione tra mondo accademico, istituzioni e industria della difesa, focalizzandosi sulla cosiddetta “Cultura della Sicurezza“.
Siglato a margine del 2° Defence Procurement Forum – La prospettiva nazionale per una difesa europea, il manifesto mostra già nella scelta del “luogo” da cui è stato lanciato, il suo vero intento: la creazione di quella che Michele Lancione nel testo Università e militarizzazione. Il duplice uso della libertà di ricerca, (Eris, 2023), chiama l’apparato industriale, burocratico e culturale che ha a che fare con le forze armate. Parafrasando Dwight Eisenhower (1961), il complesso militare-industriale-accademico quello che il Ministro Guido Crosetto nomina Il Sistema Paese.
Definito da Crosetto, in occasione della seconda conferenza nazionale della Difesa “Artico Antartide” e del vertice E5 dei ministri della Difesa (ottobre 2026), (vd. anche Atti di indirizzo 2026-20282 ) come sinergia strutturata (ndr: tra mondo accademico e mondo militare) per la ricerca scientifica e tecnologica in ambiti strategici e sensibili per la sicurezza nazionale, il Sistema Paese promuove la “contaminazione” tra civile e militare in una sfera che supera il concetto stesso di dual use muovendosi verso la totale integrazione del civile nel militare.
Seguendo questa direttiva il manifesto apre un “dialogo” tra Istituzioni militari (Stato Maggiore della Difesa, Direzione Nazionale degli Armamenti e il Centro Alti Studi Difesa (CASD), Mondo Universitario (tra gli aderenti l’Università Cattolica del Sacro Cuore, il Politecnico di Torino e la Luiss Guido Carli) e Industria della Difesa (Leonardo, Fincantieri, MBDA, Rheinmetall, Argotec, ELT Group e e-GEOS).
Come afferma Linkiesta (che ha visionato il documento, sebbene ancora non sia stato reso pubblico) il Manifesto individua tre obiettivi:
- proseguire lo studio del procurement per la difesa e la sicurezza, anche in collaborazione con gli altri Paesi europei;
- sviluppare percorsi formativi dedicati alla cultura della sicurezza;
- condividere le esperienze maturate per contribuire alla costruzione di una difesa europea. […] l’intesa definisce un quadro di collaborazione, […] evidenziando la necessità di una forte sinergia tra istituzioni, forze armate, ricerca, università e industria.
Nulla viene esplicitato sulle iniziative da mettere in campo, sui corsi, sulle scadenze e sui finanziamenti.
Secondo le dichiarazioni ministeriali riportate sul sito ufficiale del Ministero della Difesa, l’obiettivo è integrare le competenze di eccellenza della ricerca italiana con le necessità di sicurezza del Paese per favorire l’innovazione tecnologica e proteggere il sistema nazionale.
Il pericolo di una “subordinazione” della ricerca pubblica e delle università agli interessi commerciali e militari dell’industria degli armamenti è il principale rischio a cui va aggiunta la perdita del controllo democratico e della trasparenza della ricerca universitaria (come hanno denunciato a maggio i docenti del Politecnico di Torino in una lettera ai colleghi intitolata Sulla guerra: che fare?).
Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università abbiamo inviato una richiesta di accesso agli atti ai due dicasteri al fine di poter visionare il Manifesto per approfondire e denunciare le reali intenzioni dell’accordo.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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