Dibattito sulla Difesa nonviolenta e non armata: risposte e contraddizioni

C’era una volta la Campagna OSM-DPN formata da obiettori fiscali che si facevano pignorare e che ogni anno facevano una assemblea nazionale che prendeva tutte le decisioni più importanti, più una assemblea straordinaria del 1989 per stabilire con tutta chiarezza il fine della campagna: una modifica in senso non violenta della struttura della difesa italiana. Il risultato principale è stato la legge più avanzata del mondo, la 230/98.

Ora ci troviamo davanti ad una Campagna che propone una legge di iniziativa popolare che è stata formulata senza una assemblea nazionale e senza riferimento alla base e agli esperti, ma soprattutto scritta dai vertici di alcune associazioni per il disarmo, la pace e la nonviolenza, chiedendo (per la seconda volta in dieci anni) una semplice firma. L’attuale livello di politica che essa manifesta è certamente molto poco dal basso.

Il testo della proposta di legge ha sollevato una generale “perplessità” e opposizioni motivate puntualmente. Il dibattito, iniziato da un articolo di Serena Tusini su «Contropiano» e da Michele Lucivero su «Pressenza» è stato riassunto pochi giorni fa sul sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. In particolare, il presidente dimissionario del MIR, Ermete Ferraro, chiamato ad aderire alla Campagna all’ultimo momento, a maggio ha formulato una serie di domande sul contenuto effettivo della proposta di legge e le ha sottoposte alle associazioni promotrici. Le quali non hanno dato risposte in merito.

Il dibattito ha posto come punti di dissenso soprattutto questi due:

1) il testo del progetto di legge definisce il tipo della difesa proposta come “complementare” alle Forze armate; e poi nella presentazione del testo le altre parole caratterizzanti operativamente questa difesa “altra” (al di là delle formule e delle etichette): “integrata” nelle FF.AA. e “affiancante” le stesse.

2) L’esempio di difesa nazionale proposto è quello della Svezia, finora mai citata come esempio di difesa nonviolenta dalla letteratura italiana sull’argomento, e invece notoriamente annoverata tra i Paesi militaristi pro NATO.

Il dibattito è stato poco concreto perché alle osservazioni puntuali di chi dissentiva non si è mai risposto in merito, ma solo in maniere deviate: o richiamando l’altro ad avere fede nella formula ideale della difesa popolare nonviolenta, o sottolineando tutti i vantaggi istituzionali che darebbe una tale legge se fosse approvata, o dichiarandosi “perplessi” su come è formulato questo testo di legge, ma che però sarebbe da accettare pur di salvare questa Campagna, che è un prodotto molto importante dell’area pacifista e nonviolenta.

Per i dissensi su come interpretare il testo questa Campagna il Presidente del MIR, Ermete Ferraro, il 15 luglio si è dimesso (dimissioni accettate da 5 contro 4) davanti ad un Comitato Nazionale che, pur dichiarandosi “perplesso” davanti a questa proposta di legge ha voluto mantenere il sostegno alla Campagna.  

Dopo tre mesi di dibattito inascoltato dai promotori, il Movimento Nonviolento, che si pone come principale promotore della Campagna, finalmente ha risposto al dibattito con il comunicato di ieri 28 luglio 2026, pubblicato da vari organi di stampa dell’area pacifista e nonviolenta.

Tuttavia, analizzando questo comunicato, possiamo osservare:

1) prima di tutto dà un ordine (“Basta!”), invece di dialogare e rispondere a tono;

2) È pieno di insulti e accuse (di falsità e di malafede) verso chi ha idee diverse da quelle del Movimento Nonviolento. C’è da notare che attribuisce una inesistente “calunnia” ai critici della proposta perché questi avrebbero espresso il dissenso dai movimenti proponenti la Campagna;

3) In merito ai punti in discussione propone finalmente una risposta che si compone di un unico argomento: siccome la giurisprudenza non permette di scrivere “alternativa” (e chi lo chiede? Si chiede di essere indipendenti dalle FF.AA. e dalla NATO, non alternativi speculari), allora non c’è altra scelta che scrivere “complementare”. Ma veramente la lingua italiana sarebbe così povera? “Autonomia (operativa)” non andrebbe bene?

4) Non risponde sulle altre parole: “integrata” e “affiancante” qualificanti la difesa “altra” in termini operativi;

5) Non risponde sugli esempi di difesa nazionali che la PdL della difesa “altra” vuole imitare, la difesa della Svezia e la difesa della Svizzera; le quali, a conoscenza generale sono proprio subordinate alle loro FF.AA, cioè giustappunto “complementari”;

6) Non risponde sulla mancanza, nella PdL sulla difesa “altra”, di qualsiasi collegamento con l’ONU, per cui il secondo comma dell’art. 11 della Costituzione viene lasciato interpretare (così come fece per primo Giulio Andreotti) come limitazione della sovranità dell’Italia prima di tutto alla NATO (con cui l’Italia ha fatto due guerre senza permesso ONU).

Che dire in conclusione? Che in questo comunicato sono lontani: un atteggiamento civile di dialogo, il rispetto delle opinioni altrui, il proporre una politica dal basso, un atteggiamento popolare come invece si vorrebbe che fosse la legge proposta.

Per giustificare addirittura un progetto di legge che si vorrebbe presentare in Parlamento il Movimento Nonviolento non saprebbe dare spiegazioni oltre gli insulti e quella inconsistente argomentazione? Se fosse così bisognerebbe ricordare il proverbio persiano: «quando due discutono e uno di loro passa agli insulti, lui è quello che ha torto».

Antonino Drago


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