Preparativi di guerra: nuovo accordo NATO sulle materie prime critiche

Nel summit NATO tenutosi ad Ankara il 7 luglio scorso è stato avviato un nuovo progetto internazionale sulle materie prime critiche per la Difesa, che vede coinvolti dodici Paesi facenti parte dell’Alleanza, tra cui l’Italia. Obiettivo dell’iniziativa è organizzare e rafforzare le filiere di approvvigionamento per le industrie militari, mettendo a punto un sistema condiviso di cooperazione riguardante l’intero processo produttivo: estrazione, stoccaggio, trasporto, gestione e riciclaggio dei minerali critici indispensabili. A tale proposito, il Segretario Generale della NATO ha dichiarato che «Per mantenere forti e pronte le nostre capacità di difesa necessitiamo di basi industriali e filiere produttive resilienti».[1]

Il summit è complementare a diversi accordi siglati tra Unione Europea e Stati Uniti nel corso dell’ultimo anno: la Dichiarazione congiunta del 21 agosto 2025,[2] l’incontro interministeriale tra UE, USA e Giappone del 4 febbraio 2026[3] e, in ultimo, il Memorandum d’intesa del 24 aprile[4]. Il Memorandum è particolarmente significativo, in quanto stabilisce misure regolative dei prezzi al commercio dei metalli rari, includendo «prezzi minimi corretti alla frontiera, mercati basati su standard, sovvenzioni a copertura del differenziale di prezzo o accordi di ritiro della produzione». Stabilisce, inoltre: «standard per l’estrazione, la lavorazione, il riciclaggio o il commercio di minerali critici; cooperazione tecnica e normativa; cooperazione in materia di promozione e controllo degli investimenti; risposte rapide coordinate per prevenire interruzioni e crisi nelle catene di approvvigionamento dei minerali critici, anche provenienti da paesi terzi».[5]

Se le «risposte rapide coordinate» includano o meno le risposte militari non è dato saperlo con certezza, dal momento che USA e UE «intendono proteggere le informazioni sensibili o tutelate per ragioni di sicurezza nazionale scambiate nell’ambito del presente Memorandum».[6] Sicuramente sono ricomprese anche misure civili, quali l’accumulo di scorte di minerali e la facilitazione normativa. E proprio a proposito della normativa bisogna spendere alcune parole: non solo il Memorandum è stato siglato dalla Commissione Europea, senza quindi alcuna forma di coinvolgimento democratico della popolazione, ma in esso è anche scritto che verranno prese misure per «accelerare, snellire o ridurre le tempistiche e le procedure di autorizzazione per l’estrazione, la separazione e la lavorazione di minerali critici».[7] Il modello è quello della logistica militare europea, che al momento attuale prevede de facto la circolazione di mezzi militari e truppe all’interno dei Paesi membri senza alcun bisogno di autorizzazione da parte dei Governi nazionali.

L’obiettivo dell’Unione Europea è esplicito: estrarre almeno il 10% del fabbisogno di minerali critici entro il 2030,  processarne il 40% e, infine, riciclarne il 15%. Vi è però la necessità di ricorrere a fonti di estrazione collocate in paesi terzi, «determinati di comune accordo»[8] fra UE e USA. L’intento è chiaramente quello di muoversi in funzione anti-cinese, sottraendo quote di mercato dei metalli rari al gigante asiatico a partire dal controllo delle fonti di estrazione. Sarà però importante, all’interno di questo progetto imperialista, riuscire a mantenersi all’avanguardia per quanto riguarda la lavorazione e il riciclo dei metalli.

Non per nulla il 25 marzo del 2025 l’Unione Europea ha ufficialmente stabilito la nascita di ben quarantasette progetti strategici riferiti all’intero ciclo produttivo delle materie prime critiche, comprese le fasi di ricerca e sviluppo. Dieci progetti riguardano il riciclo e, fra questi, quattro sono localizzati in Italia: in Toscana Solvay Italia lavora al riciclo dei metalli del gruppo del platino; nel Lazio Itelyum ed Erion si occupano del riciclo di metalli rari provenienti da hard-disk e motori elettrici; nel Veneto Recover-it recupera rame, nichel e platino dalle acque reflue industriali; in Sardegna Glencore dovrebbe occuparsi del recupero di litio dalle batterie, anche se il progetto sta incontrando difficoltà di tipo legale.

Complessivamente i quarantasette progetti hanno un costo di 22,5 miliardi di Euro: risorse provenienti dalla Commissione e dagli Stati membri e pertanto potenzialmente sottratte al welfare. Siamo di fronte a un nuovo tassello del mosaico che descrive sempre più chiaramente i preparativi di una guerra globale ma anche quali saranno gli scenari della futura manifattura. Il coinvolgimento della NATO, di cui parlavamo all’inizio, ne è la prova lampante, così come lo è l’accaparramento dei metalli rari in Ucraina da parte degli USA – che subito dopo un accordo vantaggioso hanno iniziato a disimpegnarsi dalla guerra, scaricando gli oneri sulla UE per spostare l’attenzione verso l’indo-Pacifico.

E. Gentili, F. Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università


[1] https://www.nato.int/en/news-and-events/articles/news/2026/07/07/nato-allies-launch-new-project-on-critical-raw-materials-for-defence.

[2] Cfr. https://policy.trade.ec.europa.eu/news/joint-statement-united-states-european-union-framework-agreement-reciprocal-fair-and-balanced-trade-2025-08-21_en.

[3] Cfr. https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/fr/statement_26_323.

[4] Cfr.                        https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_26_862.

[5] https://ustr.gov/sites/default/files/files/Press/Releases/2026/U.S.-EU%20Critical%20Minerals%20Action%20Plan.pdf.

[6] https://circabc.europa.eu/ui/group/09242a36-a438-40fd-a7af-fe32e36cbd0e/library/ca7bcd9d-6a41-417f-aed4-537e309f2f95/details.

[7] Ibidem.

[8] Ibidem.


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