A gennaio 2026 un gruppo di fisici quantistici ha pubblicato il Manifesto degli scienziati quantistici per il disarmo, un documento che vuole portare all’attenzione la crescente ingerenza di eserciti e ministeri della difesa nella cosiddetta “seconda rivoluzione quantistica”.
L’approfondirsi delle ricerche in questo ambito sta permettendo infatti lo sviluppo di comunicazioni crittografate estremamente sicure, radar quantistici per il controllo satellitare e sensori di movimento molto più efficienti nel controllo della navigazione e della posizione.
Inoltre, molti degli investimenti stanno puntando alla costruzione di computer potentissimi in grado di rendere inutilizzabili qualsiasi forma di difesa informatica ad oggi esistente. Sebbene in questo caso le possibilità di raggiungere l’obiettivo siano relativamente scarse, un numero crescente di fondi viene impegnato in progetti riguardanti lo sviluppo di questa nuova tecnologia.
Veniamo dunque al punto della questione. Come ha raccontato Marco Cattaneo, ricercatore all’università di Helsinki e tra i promotori del manifesto, in un’intervista a Altrəconomia, il problema non sta tanto nella costruzione di armi definitive grazie alla fisica quantistica, quanto nell’utilizzo di una tale remota possibilità per far entrare massicciamente il complesso militare-industriale all’interno delle accademie.
Infatti, di fronte allo scarseggiare di fondi pubblici, molti centri di ricerca sono dipendenti dai finanziamenti provenienti dall’ambito militare per tenere in piedi progetti e posti di lavoro. Non è un caso che una tale velata sottomissione dell’università non riguardi soltanto i Paesi più avanzati in termini scientifico-tecnologici ma stia riguardando in maniera massiccia anche gli Stati del Sud globale.
Ad esempio, moltissimi progetti di fisica quantistica nell’America Latina sono finanziati dai militari statunitensi e ciò si sostanzia in un potere implicito degli investitori nordamericani sulle strutture accademiche latinoamericane.
Dunque, di fronte alla crescente colonizzazione della ricerca accademica da parte di forze armate e ministeri della difesa, i firmatari hanno come principali obiettivi:
1. il rifiuto della loro ricerca per scopi militari;
2. aprire un dibattito sulle implicazioni etiche dei propri progetti di ricerca;
3. creare un forum di scienziati che possa aiutare a demilitarizzare la ricerca;
4. creare un database pubblico in cui siano elencati progetti e università finanziati dalle forze armate.
Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università accogliamo con piacere questa iniziativa che è in linea con le battaglie che portiamo avanti ormai da tempo. La militarizzazione della ricerca rappresenta un serio pericolo per la democrazia perché aumenta in maniera esponenziale il rischio bellico e fornisce gli strumenti per un potenziale controllo autoritario dei cittadini e delle cittadine.
Assieme ai firmatari del manifesto non possiamo non ribadire anche noi la necessità di finanziare le università e i centri di ricerca con soldi pubblici che abbiano come unico scopo il bene comune.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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